Mar. Ott 27th, 2026

I nuovi scenari internazionali e le future priorità del comparto, con due obiettivi primari: la formazione e il fare squadra per superare burocrazia e gli ostacoli allo sviluppo di un settore fondamentale per la competitività del Paese.

Si è svolta, venerdì scorso, 23 ottobre, nella suggestiva cornice della Scuola Grande San Giovanni Evangelista a Venezia, la terza edizione di Break Bulk Italy, il Business Meeting divenuto punto di riferimento per il mercato delle merci varie, dei carichi break bulk e delle spedizioni project cargo, è stato organizzato da Alocin Media, in collaborazione con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale. L’evento ha riunito i principali protagonisti della filiera con l’obiettivo di favorire il confronto diretto tra le imprese committenti e gli operatori logistici.

Tra i principali relatori, intervistato da Nicola Capuzzo, direttore di Alocin Media, Michele Marraffa, amministratore della Marraffa srl.

Qual è lo scenario attuale in Italia nel settore del trasporto e del sollevamento eccezionale via terra? Quali opportunità state cogliendo?

«Noi muoviamo l’Italia che conta, l’Italia che produce e che ha sempre più bisogno di produrre. Spesso, però, quando ci interfacciamo con gli enti stradali per movimentare le merci di chi produce, sembra quasi di essere visti come i “nemici” degli uffici preposti al rilascio dei permessi. E invece il comparto del trasporto eccezionale rappresenta l’organo di trasmissione fondamentale fra le aziende che producono e i mercati esteri che richiedono tali strutture.

Una delle più grandi opportunità che ci propone il futuro è sicuramente legata al settore del nucleare: con l’approvazione, da parte di questo governo, della legge delega che pone le basi per il ritorno a questa fonte energetica in vista dell’obiettivo decarbonizzazione fissato al 2050, avremo una grande responsabilità. I componenti industriali da movimentare saranno sempre più grandi e importanti, rendendo il nostro ruolo cruciale».

Esistono grandi opportunità per un mercato in forte espansione, ma si evidenziano inevitabilmente criticità sistemiche che ancora oggi esistono quando si movimentano colli eccezionali su strada. Come state affrontando queste difficoltà operative?

«Ci aspetta una grande sfida che dobbiamo vincere tutti insieme, ed è necessario essere uniti. Quando chiediamo le autorizzazioni agli enti preposti, viviamo spesso situazioni difficilissime a causa di ponti e gallerie non idonei. La percezione è che esistano tre o quattro Italie diverse: molto spesso, purtroppo, gli uffici territoriali non dialogano tra loro e non applicano le stesse procedure. Le difficoltà non ci spaventano perché la natura stessa del vocabolo “eccezionale” implica l’imprevisto e l’eccedenza, ma il futuro richiede preparazione.

Per superare i limiti infrastrutturali servono mezzi sempre più leggeri ed efficienti che ci permettono di distribuire meglio il peso sulle strade e velocizzare i tempi autorizzativi. Ma la vera sfida strutturale è la formazione: mancano scuole che possano formare figure specializzate come gruisti o operatori capaci di manovrare tramite joystick convogli complessi con precisione millimetrica. Per questo, una delle nostre mission aziendali da sempre è quella di puntare sulla formazione diretta delle giovani leve».

Un vostro “case story” tra i più significativi e rappresentativi?

Il trasporto che abbiamo recentemente effettuato per Ansaldo: un convoglio lungo 103 metri e largo tra gli 8 e i 10 metri. Siamo partiti da Genova, siamo sbarcati al porto di Bari e abbiamo attraversato il centro cittadino per raggiungere una centrale elettrica nell’entroterra di Foggia. È stata una sfida enorme in cui il supporto e la fiducia dell’Anas sono stati fondamentali. In un momento così delicato per l’approvvigionamento energetico mondiale, abbiamo la responsabilità di far arrivare trasformatori e condensatori nel posto giusto e al momento giusto. Tuttavia, la rete viaria da Napoli in giù risulta spesso carente e rende complessa qualsiasi programmazione logistica.»

Un’ultima considerazione riguarda i corridoi strategici per i trasporti eccezionali. È un sogno del comparto da molti anni, ma a che punto siamo oggi?

«Purtroppo a oggi i corridoi strategici rimangono ancora un sogno e non abbiamo vie di comunicazione che possano definirsi tali. Al Sud la situazione è complessa, mentre a Venezia, ad esempio, c’è una maggiore sensibilità: le rotatorie sono spesso progettate per essere attraversate al centro dai trasporti eccezionali. Solo due settimane fa abbiamo gestito un trasporto eccezionale molto voluminoso partito da Massafra (Taranto) e destinato a un’acciaieria in Germania. Per superare una singola rotatoria non adeguata abbiamo impiegato ben sei ore.

Ecco perché chi occupa gli uffici pubblici e chi progetta le strade deve farlo tenendo conto delle esigenze dell’Italia manifatturiera, l’Italia che realizza manufatti unici esportati in tutto il mondo. Spesso ci sentiamo delle “mosche bianche” e sembra di combattere contro i mulini a vento, dovendo spiegare dettagli tecnici basilari a interlocutori che non sempre comprendono i sacrifici e la complessità del nostro lavoro. Acquistare i mezzi richiede solo una firma, ma formare il personale e garantire che un trasporto parta e arrivi in porto in tempo per l’imbarco di una nave in quel giorno stabilito e a quell’orario preciso, a prescindere dal meteo, è un’operazione complessa. Per questo serve unità e compattezza: il mondo dei media settoriali può fare molto per sensibilizzare gli enti e i progettisti stradali affinché l’Italia che produce non venga bloccata dalla burocrazia e dalle strade.»