Sab. Ago 29th, 2026

Un grido d’allarme disperato si leva dal cuore della Valle d’Itria. Nella zona della strada vecchia per Locorotondo, nell’agro di Martina Franca, ettari di preziosi vitigni – molti dei quali destinati alla produzione del rinomato vino Primitivo – rischiano di seccare definitivamente. La causa è una drammatica e cronica carenza d’acqua irrigua, dovuta al mancato allaccio all’Acquedotto. Una situazione inaccettabile, considerando che le bocchette e l’intero impianto di irrigazione sono stati realizzati nell’ormai lontano 2012.

Sulla vicenda intervengono con fermezza Michele Marraffa, segretario cittadino e Mina Fumarulo, capogruppo consiliare di Forza Italia, che si fanno carico della protesta degli agricoltori per portare la questione all’attenzione urgente della Regione Puglia, dell’Amministrazione comunale e di tutti gli organi competenti.

«Siamo di fronte a un vero e proprio monumento al paradosso e allo spreco di denaro pubblico – evidenziano Marraffa e FumaruloIn tutti questi anni sono stati spesi milioni di euro per installare nuove tubazioni e realizzare imponenti “stalli” per il prelievo idrico che oggi sono completamente abbandonati. Le infrastrutture ci sono, ma sono inutilizzabili perché la Regione non ha mai completato gli allacci. E l’Ente Ferrovie certamente non agevola l’iter. È una vergogna che mette in ginocchio il motore economico del nostro territorio: l’agricoltura con ettari di vitigni, molti dei quali produttori del prezioso vino Primitivo, che rischiano seriamente di seccare”.

La denuncia che arriva dagli agricoltori della contrada – segnalano con forza Marraffa e Fumarulo – evidenzia uno scenario di profonda ingiustizia. Le condutture idriche si interrompono a meno di due chilometri dal confine di provincia, nei pressi di un ponticello ferroviario. Per completare l’opera, la Regione aveva promesso di effettuare una trivellazione per sottopassare il passaggio a livello e posare gli ultimi tubi. Da oltre due anni, però, l’iter è bloccato e le rassicurazioni ricevute durante gli incontri ufficiali con la vicesindaca e con l’assessorato regionale si sono rivelate vane promesse.

Al danno si aggiunge la beffa: subito dopo il passaggio a livello, l’acqua pubblica arriva regolarmente alle utenze civili, alimentando senza problemi le piscine e le strutture ricettive (B&B) della zona. Al contrario, i viticoltori sono stati lasciati al proprio destino”.

L’impatto economico e agronomico è devastante. Per salvare i vigneti super intensivi, i produttori sono costretti a compiere fino a 100 viaggi con le botti per garantire appena 7-8 ore di irrigazione. Un’acqua che, tra l’altro, a causa della stagnazione nei serbatoi, subisce un rapido innalzamento della flora batterica. Per evitare il collasso delle piante, gli agricoltori devono ricorrere a prodotti chimici e integratori dai costi esorbitanti che, tuttavia, non salvano la qualità del prodotto, azzerando la produzione e il reddito delle famiglie.

Gli agricoltori sono esausti e disperati – concludono Marraffa e Fumarulo Non c’è più tempo da perdere. Chiediamo un tavolo tecnico immediato e un intervento ispettivo urgente per sbloccare i lavori di trivellazione. Le istituzioni non possono continuare a voltarsi dall’altra parte mentre la Valle d’Itria brucia e la nostra economia agricola muore di sete. E intanto, ci chiediamo anche: le associazioni di categorie, a partire da Confagricoltura, che dovrebbero farsi interpreti delle istanze del comparto, cosa fanno?”.