Sab. Set 19th, 2026

«Lo spegnimento progressivo dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto e la decisione della Corte d’Appello di Milano di respingere la sospensiva non sono eventi imprevedibili, ma il drammatico ed inevitabile capolinea di oltre un decennio di ricette ideologiche, decisioni scellerate e promesse mancate da parte dei governi di sinistra e populisti che si sono succeduti dal 2011 ad oggi».

Lo dichiara in una nota Michele Marraffa, segretario cittadino di Forza Italia di Martina Franca, analizzando la gravissima crisi occupazionale, industriale e sociale che stringe in una morsa la provincia ionica.

«Per anni la sinistra ha utilizzato il dossier Ilva come un terreno di propaganda elettorale, cambiando le carte in tavola a seconda della convenienza del momento e calpestando le legittime aspettative dei lavoratori, delle imprese dell’indotto e dell’intera comunità tarantina. È giunto il momento di fare un’operazione di verità e di indicare, tappa dopo tappa, i veri responsabili politici di questo disastro economico –  prosegue Marraffa, tracciando una cronistoria dettagliata degli interventi governativi.

  • Il peccato originale (2012 – Governo Monti): «La catena di errori inizia nel 2012. Di fronte ai sequestri della magistratura sul Gruppo Riva, anziché governare la transizione con visione industriale, l’allora governo guidato da Mario Monti inaugurò la stagione dei decreti d’urgenza. Si scelse la via del corto circuito istituzionale tra politica e magistratura, gettando le basi per l’instabilità giuridica che ha poi terrorizzato chiunque volesse investire seriamente a Taranto».
  • L’illusione del Commissariamento (2013-2015 – Governi Letta e Renzi): «Con l’esautorazione della famiglia Riva da parte del Governo Letta e il successivo ingresso dell’Ilva in Amministrazione Straordinaria firmato da Matteo Renzi, lo Stato ha preso il controllo della fabbrica accumulando debiti su debiti. In quegli anni la sinistra ha creato la trappola dello “scudo penale”, uno strumento giuridico fragile utilizzato come esca per attrarre investitori internazionali, salvo poi dimostrarsi un’arma a doppio taglio per le stesse istituzioni».
  • Il disastro grillino-piddino e la fuga di ArcelorMittal (2018-2019 – Governo Conte I e II): «Il picco dell’irresponsabilità politica viene raggiunto con l’arrivo al governo del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico. Nel 2019, per inseguire il populismo anti-industriale la maggioranza giallorossa decise di eliminare lo scudo penale a partita in corso. Quell’errore imperdonabile ha portato poi ArcelorMittal ad avviare il recesso e disimpegnarsi dal risanamento dello stabilimento, lasciando Taranto con un pugno di mosche. Il successivo rientro dello Stato nel capitale con la nascita di Acciaierie d’Italia (AdI), sotto il Conte II, è stato solo un costoso accanimento terapeutico che ha portato la produzione ai minimi storici».
  • L’agonia commerciale (2021-2022 – Governo Draghi): «Anche durante l’esecutivo Draghi, la forte componente della sinistra interna al governo ha frenato ogni seria svolta pragmatica, costringendo il polo siderurgico a un’agonia produttiva che ha messo in ginocchio le aziende del nostro indotto locale, molte delle quali aventi sede proprio qui a Martina Franca e nei comuni limitrofi, rimaste senza commesse e senza certezze sui pagamenti».

«Oggi, nel 2026, paghiamo il conto salatissimo di queste scelte disastrose – incalza il segretario cittadino degli azzurri – La sentenza della Corte d’Appello di Milano, che sancisce lo stop dell’area a caldo a partire dal 28 ottobre, è la pietra tombale su una gestione politica della sinistra che è riuscita nell’incredibile impresa di non tutelare né il diritto alla salute dei cittadini né il diritto al lavoro degli operai. Forza Italia a Martina Franca e a livello nazionale rimane al fianco del comparto industriale ma sinistra si assuma una volta per tutte la responsabilità storica e politica di aver spento l’acciaio italiano» conclude Marraffa.