Sab. Ago 29th, 2026

di Giacinto Gianfiglio, già Mission and System Manager (e vice capo) programma ExoMars, Agenzia Spaziale Europea (ESA)

Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta dello “Spazio Europeo” soffermandoci su una delle imprese più straordinarie della Agenzia Spaziale Europea (European Space Agency – ESA): la missione Rosetta.

La missione Rosetta è stata un’impresa ambiziosa e complessa, che ha rappresentato un enorme orgoglio per l’Europa e un passo fondamentale nella storia dell’esplorazione spaziale.

Superando sfide tecnologiche e scientifiche senza precedenti, Rosetta ha dimostrato la straordinaria capacità dell’ingegneria spaziale e ha aperto la strada a un successo storico: l’incontro ravvicinato e lo studio diretto di un nucleo cometario, un traguardo mai raggiunto prima nella storia dell’esplorazione robotica.

Prima di procedere, però, è opportuno ricordare brevemente le principali caratteristiche delle comete.

Caratteristiche principali delle comete

Le comete sono corpi celesti composti principalmente da ghiaccio, polveri e rocce.

Si ritiene che provengano da due grandi regioni del Sistema Solare: la Fascia di Kuiper e la Nube di Oort, veri e propri serbatoi di corpi ghiacciati ai margini del nostro sistema planetario.

Le comete seguono orbite ellittiche molto allungate, che le portano periodicamente vicino al Sole e poi di nuovo lontano, verso le regioni più esterne.

Sono costituite da tre parti principali:

  • Il nucleo – la parte solida centrale, formata da ghiaccio d’acqua, anidride carbonica congelata e particelle di polvere e roccia;
  • La chioma – quando la cometa si avvicina al Sole, il calore fa sublimare i ghiacci del nucleo, formando una nube di gas e polveri intorno ad esso;
  • Le code – le comete possono avere due code: una di gas, sempre diretta in senso opposto al Sole, e una di polveri, più curva e diffusa.

Non bisogna dimenticare le comete interstellari, ossia corpi celesti che non appartengono al nostro Sistema Solare, ma provengono dallo spazio interstellare.

Si ritiene che queste comete siano state espulse da altri sistemi planetari a causa di interazioni gravitazionali con pianeti o stelle. Seguono orbite iperboliche, quindi non sono legate al Sole: passano solo una volta nel Sistema Solare prima di proseguire il loro viaggio nello spazio.

È notizia recente l’osservazione della cometa 3I/ATLAS, un oggetto interstellare che sta attraversando la nostra regione di spazio.

3I/ATLAS è il terzo oggetto interstellare confermato, dopo 2I/Borisov e 1I/‘Oumuamua. È stato scoperto il 1º luglio 2025 dal sistema di rilevamento Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System (ATLAS) in Cile. Con la sua orbita iperbolica sta attraversando il nostro Sistema Solare per poi continuare il suo viaggio verso lo spazio interstellare.

La cometa 3I/ATLAS rilevata dal sistema di rilevamento Asteroid Terrestrial impact Last Alert System (ATLAS) in Cile (per cortesia dell’ATLAS).

Semplificando, possiamo immaginare le comete come “palle di neve sporca” cosmiche, che avvicinandosi al Sole sviluppano spettacolari chiome e code visibili anche dalla Terra.

Le comete affascinano gli scienziati perché conservano le tracce della formazione del Sistema Solare.

Infatti, contengono ghiacci e polveri rimasti quasi inalterati da circa 4,6 miliardi di anni, cioè dall’epoca della nascita del Sistema Solare. Studiare queste particelle primordiali permette di capire com’era la materia originale da cui si sono formati pianeti e satelliti.

Inoltre, analizzando la composizione dell’acqua delle comete, gli scienziati possono verificare se esse abbiano contribuito a portare l’acqua sulla Terra nelle prime fasi della sua storia.

Un altro aspetto affascinante riguarda la presenza di molecole organiche complesse, ossia composti a base di carbonio. Queste sostanze potrebbero aver avuto un ruolo importante nel favorire la comparsa della vita sulla Terra primitiva.

In sintesi, studiare le comete, le loro orbite e le interazioni con i pianeti aiuta a comprendere la dinamica e l’evoluzione del Sistema Solare, permettendoci di guardare indietro nel tempo e ricostruire le origini della Terra e della vita stessa.

La missione Rosetta

La missione Rosetta ha rappresentato una pietra miliare dell’esplorazione spaziale robotica del nostro Sistema Solare. Era composta da due elementi principali:

  • la sonda (Rosetta orbiter) che ha orbitato attorno alla cometa, raccogliendo immagini e dati scientifici;
  • il lander Philae, che è stato rilasciato dall’orbiter, con l’obiettivo di atterrare sulla superficie della cometa e analizzarne direttamente il materiale.

Il nome “Rosetta” richiama la celebre Stele di Rosetta, la chiave che permise di decifrare i geroglifici egizi. Allo stesso modo, la missione Rosetta ha aiutato gli scienziati a decifrare il linguaggio delle comete, svelando indizi preziosi sull’origine e sull’evoluzione del Sistema Solare.

Anche il lander Philae prende il nome dall’isola egizia dove fu scoperta un’iscrizione bilingue decisiva per la comprensione dei geroglifici.

Rosetta è stata un esempio affascinante di missione interplanetaria a lungo termine.

Il suo scopo era quello di raggiungere e studiare da vicino il nucleo di una cometa in prossimità dell’orbita di Giove, a circa 790 milioni di chilometri dal Sole, per analizzarne la composizione e l’ambiente circostante, fino a tentare un vero e proprio atterraggio.

Analizzare da vicino il nucleo di una cometa — la sua parte più stabile e duratura — è fondamentale per comprendere la natura e l’evoluzione di questi corpi celesti. Chioma e code cometarie, infatti, sono fenomeni temporanei che si manifestano in prossimità del Sole a causa della sublimazione dei ghiacci.

Immagine artistica dell’orbiter Rosetta con a bordo il lander Philae (per cortesia dell’ESA)

Origine del progetto

L’idea di una missione di questo tipo risale ai primi anni ’80, poco prima del lancio della sonda dell’ESA Giotto nel 1985. Giotto fu la prima sonda europea a compiere un sorvolo ravvicinato di una cometa — la celebre 1P/Halley — nel marzo 1986.

Rosetta rappresentava il passo successivo: non un semplice passaggio, ma un rendez-vous prolungato con una cometa, per orbitarle attorno e studiarla in modo continuativo.

La cometa 1P/Halley ripresa dalla sonda Giotto dell’ESA (per cortesia dell’ESA).

Inizialmente era prevista una collaborazione con la NASA, che avrebbe dovuto includere anche un ritorno di campioni della cometa sulla Terra (“sample return”). Tuttavia, il progetto venne ridimensionato quando la NASA si ritirò dalla missione congiunta, pur continuando a contribuire con alcuni strumenti scientifici e con il supporto delle antenne di terra per le la navigazione e le comunicazioni interplanetarie.

Nel 1993 l’ESA approvò definitivamente la missione nella forma con cui la conosciamo oggi.

L’implementazione della missione Rosetta fu il risultato di una collaborazione internazionale senza precedenti.

L’orbiter era equipaggiato con strumenti forniti da consorzi scientifici europei e statunitensi, mentre il lander Philae fu costruito da un consorzio europeo guidato dal DLR (Agenzia Spaziale Tedesca), con la partecipazione di CNES (Agenzia Spaziale Francese), ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e diversi istituti di ricerca scientifica in Austria, Finlandia, Francia, Ungheria, Irlanda, Italia e Regno Unito.

Questa sinergia permise di unire risorse, competenze e infrastrutture di numerosi Paesi, rendendo possibile una missione che nessuna singola agenzia spaziale avrebbe potuto realizzare da sola.

Originariamente Rosetta avrebbe dovuto raggiungere la cometa 46P/Wirtanen, ma un rinvio del lancio rese necessario individuare un nuovo obiettivo.

Il lancio era inizialmente previsto per il 13 gennaio 2003 con un razzo Ariane 5 dal Centro Spaziale ESA di Kourou (Guyana francese). Tuttavia, poche settimane prima — l’11 dicembre 2002 — un razzo Ariane 5, quasi identico a quello destinato a Rosetta, esplose poco dopo il “lift-off”.

L’ESA e Arianespace avviarono immediatamente un’indagine per determinarne le cause, ma il tempo a disposizione era troppo breve per garantire la piena sicurezza del lancio della missione.

Per questo motivo, all’inizio del 2003, l’ESA decise di rinviare il lancio, una scelta prudente ma inevitabile, che comportò la perdita della finestra di lancio verso la cometa 46P/Wirtanen.

Fu quindi necessario trovare un nuovo obiettivo scientificamente valido e compatibile con la traiettoria e le capacità tecniche della sonda.

Dopo un’attenta valutazione, la scelta cadde sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, che divenne la nuova e definitiva meta della missione.

Le fasi della missione

Il viaggio di Rosetta verso la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko è durato più di dieci anni e ha rappresentato una delle imprese più complesse e ambiziose dell’esplorazione spaziale europea.

Rosetta è stata la prima sonda a raggiungere una cometa, ad accompagnarla nel suo percorso verso il Sole — osservando come l’aumento di calore ne intensificava l’attività —, ad orbitarle attorno e infine a depositare un lander sulla sua superficie per raccogliere immagini e dati scientifici.

In precedenza, solo poche missioni avevano tentato qualcosa di simile.
Nel luglio 2005, la sonda Deep Impact della NASA lanciò un proiettile di 370 kg verso la cometa 1P/Tempel 1 con lo scopo di creare un piccolo cratere e analizzare la composizione dei materiali espulsi.
Altre sonde — da Giotto (ESA) a Stardust (NASA) — avevano sorvolato comete a grande velocità, riuscendo a fotografarle e a raccogliere campioni di polveri, ma mai prima di Rosetta si era tentato un atterraggio controllato su una cometa.

La missione Rosetta, lanciata il 2 marzo 2004 con un razzo Ariane 5 da Kourou, richiese una navigazione estremamente complessa, basata su una serie di manovre di assistenza gravitazionale (flyby o gravity assist) per aumentare gradualmente la propria velocità.

Infatti, nel corso del suo viaggio Rosetta effettuò tre flyby attorno alla Terra (4 marzo 2005, 13 novembre 2007 e 13 novembre 2009) ed un flyby attorno a Marte (25 febbraio 2007).

Il principio del flyby, messo in evidenza dal fisico italiano Giuseppe (“Bepi”) Colombo, è tanto semplice quanto ingegnoso: durante un incontro ravvicinato, una sonda spaziale sfrutta la gravità di un pianeta per modificare la propria traiettoria e “rubare” una piccola parte della sua energia orbitale, aumentando così la propria velocità con un consumo limitato di propellente.

Durante il suo lungo viaggio, Rosetta ha inoltre sorvolato due asteroidi (2867 Šteins — 5 settembre 2008 e 21 Lutetia — 10 luglio 2010), raccogliendo preziose informazioni e calibrando i suoi strumenti.

Successivamente, tra giugno 2011 e gennaio 2014, la sonda entrò in una fase di ibernazione nello spazio profondo, necessaria per ridurre il consumo energetico e garantirne la sopravvivenza anche a distanze molto elevate dal Sole.

Ogni fase del viaggio richiese una precisione straordinaria: anche un minimo errore avrebbe potuto compromettere l’incontro con la cometa.
Finalmente, il 6 agosto 2014, Rosetta raggiunse la 67P/Churyumov-Gerasimenko, entrando nella sua orbita e diventando la prima sonda della storia a farlo.

Il lancio della missione Rosetta a bordo di Ariane 5 dal Centro Spaziale ESA di Kourou –  Guyana francese (per cortesia dell’ESA)

Il viaggio di Rosetta (per cortesia dell’ESA)

Immagine di Marte ripresa da Rosetta durante il suo “flyby” del 25 febbraio  2007 (per cortesia dell’ESA)

Immagine artistica dell’incontro di Rosetta con la cometa  67P/Churyumov–Gerasimenko (per cortesia dell’ESA)

Dopo l’incontro, Rosetta compì numerosi voli radenti attorno alla cometa, seguendo un’orbita triangolare. In questa fase misurò gravità, massa e forma del nucleo, effettuando le prime analisi della “atmosfera” cometaria, costituita da gas e polveri.

Una volta completata la mappatura della superficie e individuato il punto più adatto per l’atterraggio, la sonda inviò immagini spettacolari, rivelando la caratteristica forma “a papera di gomma” della cometa, con due lobi uniti da un “collo” più stretto.

La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko fotografata dalla fotocamera NAVCAM di Rosetta (per cortesia dell’ESA)

Il 12 novembre 2014, Rosetta rilasciò il suo lander Philae verso la superficie della cometa. Dopo un viaggio di circa sette ore, arrivò la conferma dell’atterraggio al centro di controllo della missione.

Immagine artistica della discesa di Philae verso la cometa (per cortesia dell’ESA)

 Immagine artistica del lander Philae sulla superficie della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko (per cortesia dell’ESA)

Dopo oltre due anni di osservazioni e raccolta dati, il 30 settembre 2016, Rosetta eseguì la sua ultima manovra, atterrando dolcemente sulla cometa.
In quell’occasione trasmise i suoi ultimi dati, concludendo una missione storica che ha cambiato per sempre il nostro modo di vedere e comprendere le comete.

Le caratteristiche dell’orbiter

L’orbiter Rosetta è stato progettato per studiare in modo dettagliato la cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko, per offrirne una visione completa della sua struttura, composizione e comportamento.

Gli obiettivi scientifici principali comprendevano:

  • comprendere la forma particolare della cometa, costituita da due lobi uniti da un “collo”;
  • studiare come questa forma influenzasse le stagioni, la distribuzione della polvere e le variazioni nella densità e composizione della chioma;
  • analizzare la composizione chimica del nucleo e dei gas rilasciati.

Per raggiungere questi obiettivi, ingegneri e scienziati dovettero affrontare sfide notevoli.

Rosetta fu infatti la prima sonda a superare la fascia principale degli asteroidi — situata tra le orbite di Marte e Giove — e a operare oltre l’orbita di Giove utilizzando solo energia solare, senza l’ausilio di generatori termoelettrici a radioisotopi.

Questo straordinario risultato fu possibile grazie a pannelli solari lunghi 14 metri, dotati di una tecnologia avanzata capace di garantire energia sufficiente fino a 800 milioni di chilometri dal Sole, dove la luce solare è appena il 4% di quella che raggiunge la Terra.

Nel complesso, l’orbiter di Rosetta dimostrò che l’energia solare può essere una fonte affidabile anche nelle regioni più lontane del Sistema Solare, aprendo la strada a nuove missioni a basso impatto energetico.

L’orbiter possedeva, inoltre, una capacità di navigazione autonoma che gli permetteva di eseguire manovre complesse per mantenere la posizione relativa rispetto alla cometa — una caratteristica indispensabile in ambienti dove le forze gravitazionali sono estremamente deboli.

Le dimensioni dell’orbiter erano di circa 2,8 × 2,1 × 2,0 metri, con una massa al lancio di circa 2.900 chilogrammi, di cui 1.670 chilogrammi di propellente e 165 chilogrammi di strumenti scientifici.

Sul lato opposto all’antenna principale era agganciato il lander Philae.

Fase di integrazione del modello di volo dell’orbiter della missione Rosetta (per cortesia dell’ESA)

Fase di integrazione del modello di volo dell’orbiter e del lander della missione Rosetta (per cortesia dell’ESA)

Modello di volo dell’orbiter e del lander nella camera di simulazione solare – ESTEC LSS (per cortesia dell’ESA)

L’orbiter era equipaggiato con 11 strumenti scientifici, tra cui spettrometri, fotocamere, radar e analizzatori di polveri. Questi strumenti erano dedicati:

  • alle osservazioni a distanza,
  • alle analisi radio e spettroscopiche,
  • allo studio della polvere, dei gas e del nucleo,
  • all’analisi dell’interazione tra la cometa e il vento solare.

Di seguito un’immagine della configurazione dei principali strumenti scientifici a bordo del Rosetta orbiter ed una tabella riassuntiva.

Configurazione degli strumenti scientifici a bordo dell’orbiter (per cortesia dell’ESA)

StrumentoDescrizioneFornitoreRisultati
ALICE (Ultraviolet Imaging Spectrometer)Spettrometro per analisi composizione gas e superfici in ultraviolettoUSA (NASA, Southwest Research Institute)Identificazione di acqua, ossigeno molecolare, CO e CO₂ nella chioma; studio dell’interazione radiazione-cometa
CONSERT (Comet Nucleus Sounding Experiment by Radiowave Transmission)Sistema radar in collaborazione con Philae per la tomografia del nucleoFrancia (CNES), Germania (DLR), Italia (ASI)Determinazione della struttura interna del nucleo: alta porosità e bassa densità
COSIMA (Cometary Secondary Ion Mass Analyzer)Analizzatore di massa per lo studio delle particelle di polvereGermania (MPS), Francia (CNES), AustriaIdentificazione di grani ricchi di composti organici; conferma dell’origine primitiva del materiale
GIADA (Grain Impact Analyzer and Dust Accumulator)Analizzatore di impatti e flusso di particelle di polvereItalia (ASI, Università di Napoli “Parthenope”)Misura della velocità, massa e densità dei grani di polvere; distinzione tra grani soffici e compatte
MIRO (Microwave Instrument for the Rosetta Orbiter)Radiometro e spettrometro per misura temperatura composizione del gasUSA (NASA, Jet Propulsion Laboratory)Rilevamento di H₂O, CO, NH₃ e della variazione di emissione in funzione della distanza dal Sole
OSIRIS (Optical, Spectroscopic, and Infrared Remote Imaging System)Camere per immagini e spettroscopia visibile–IRGermania (MPS), Spagna, Italia, FranciaImmagini ad alta risoluzione del nucleo e della chioma; formazione dei getti di gas e polvere
ROSINA (Rosetta Orbiter Spectrometer for Ion and Neutral Analysis)Spettrometro di massa per gas neutri e ioniSvizzera (Università di Berna)Misura della composizione isotopica e molecolare della chioma; scoperta dell’ossigeno molecolare (O₂) nativo
RPC (Rosetta Plasma Consortium)5 sensori per misure del plasma, campo elettrico e magneticoVari (Europa, ESA)Studio interazione vento solare-cometa; osservazione della “chioma di plasma”
RSI (Radio Science Investigation)Radio scienza per misura campo gravitazionale e massa del nucleoGermania (Università di Colonia), ESADeterminazione della massa, densità e momento d’inerzia del nucleo
VIRTIS (Visible and Infrared Thermal Imaging Spectrometer)Spettrometro visibile–infrarossoItalia (ASI, INAF), Francia (CNES)Identificazione di composti organici e ghiacci; mappatura termica del nucleo e variazioni di attività

Tabella riassuntiva degli strumenti scientifici a bordo dell’orbiter

Le caratteristiche del lander

Il lander Philae è stato uno degli elementi più iconici e affascinanti della missione Rosetta.

È stato il primo veicolo nella storia a tentare un atterraggio su una cometa, un’impresa di straordinaria difficoltà che ha fornito risultati scientifici e tecnologici senza precedenti.

Progettato per raccogliere dati direttamente dalla superficie della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko, Philae rappresentava un laboratorio scientifico in miniatura. I suoi obiettivi principali erano:

  • analizzare la composizione chimica della superficie per individuare molecole organiche legate all’origine della vita sulla Terra;
  • misurare la densità e la struttura del suolo per comprenderne la formazione ed evoluzione;
  • studiare l’interazione tra il nucleo della cometa, il vento solare e la radiazione solare.

Philae aveva dimensioni di circa 1,0 × 0,8 × 0,7 metri, una massa di circa 100 chilogrammi ed era equipaggiato con dieci strumenti scientifici dedicati all’analisi del suolo, alla raccolta di immagini, alla perforazione e allo studio delle proprietà magnetiche e meccaniche della cometa.

Di seguito un’immagine della configurazione dei principali strumenti scientifici a bordo del lander Philae ed una tabella riassuntiva.

Configurazione degli strumenti scientifici a bordo del lander (per cortesia dell’ESA)

StrumentoDescrizioneFornitoreRisultati principali
APXS (Alpha Proton X-ray Spectrometer)Analizzatore della composizione chimica superficiale tramite raggi XGermania (DLR)Determinazione degli elementi principali della superficie
CIVA (Comet Infrared and Visible Analyzer)Microcamere a spettrometro infrarossoFrancia (CNES)Immagini ravvicinate della superficie; rilevamento di ghiaccio e composti organici
ROLIS (Rosetta Lander Imaging System)Telecamera per la discesa e riprese macro del suoloGermania (DLR)Documentazione visiva della discesa di Philae; immagini dettagliate della superficie
SD2 (Sampling, Drilling and Distribution System)Sistema di perforazione e raccolta di campioni per analisi interneItalia (ASI, Università di Perugia, Leonardo)Primo tentativo di perforazione su una cometa; parziale raccolta di materiale superficiale
COSAC (Cometary Sampling and Composition Experiment)Analizzatore di gas e composti organici volatiliGermania (DLR)Identificazione di 16 composti organici, tra cui acetone e formaldeide
PTOLEMYAnalizzatore isotopico di idrogeno, carbonio, ossigeno e azotoRegno Unito (Open University)Misura dei rapporti isotopici dell’acqua e dei gas
SESAME (Surface Electrical, Seismic and Acoustic Monitoring Experiment)Studio delle proprietà meccaniche, elettriche e acustiche del suoloGermania (DLR), PoloniaDeterminazione della durezza e rigidità del suolo; presenza di ghiaccio compatto sotto strato di polvere
ROMAP (Rosetta Lander Magnetometer and Plasma Monitor)Magnetometro e monitor del plasma circostanteAustria, GermaniaConferma dell’assenza di magnetismo nel nucleo
MUPUS (Multi-Purpose Sensors for Surface and Subsurface Science)Sensori termici e meccanici con sonda a percussioneGermania (DLR)Rilevata superficie dura e compatta; temperatura tra –180 °C e –145 °C
CONSERT (Comet Nucleus Sounding Experiment by Radiowave Transmission)Parte del sistema radar condiviso con la sonda Rosetta per indagini tomograficheFrancia (CNES), Germania (DLR), Italia (ASI)Tomografia radio dell’interno del nucleo; evidenziata alta porosità del materiale

Tabella riassuntiva degli strumenti scientifici a bordo del lander

L’atterraggio di Philae, avvenuto il 12 novembre 2014, fu una delle fasi più complesse dell’intera missione, a causa della bassa gravità e della superficie irregolare della cometa.

Purtroppo, durante la discesa, i meccanismi di ancoraggio non si attivarono correttamente. Le ancore, progettate per fissare il lander al suolo, non si agganciarono come previsto e Philae rimbalzò due volte prima di fermarsi in una zona d’ombra, dove la luce solare non era sufficiente per ricaricare le sue batterie.

Nonostante le difficoltà, Philae riuscì a operare per circa 60 ore, inviando dati preziosissimi sulla composizione e la struttura della cometa.

Nel giugno 2015, l’orbiter Rosetta riuscì a localizzare la posizione del lander, grazie a una serie di immagini ravvicinate scattate dalla fotocamera di bordo che mostrarono Philae in ombra, incastrato in una cavità e parzialmente nascosto da rocce.

Nonostante le difficoltà, la missione di Philae rappresentò un successo storico: per la prima volta, un veicolo terrestre toccò e studiò da vicino il suolo di una cometa, aprendo la strada a nuove sfide per l’esplorazione del Sistema Solare.

Immagine del lander Philae sulla superficie della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko ripresa dalla sonda Rosetta – al lato, la posizione dell’area di atterraggio sulla della cometa e il dettaglio del lander (per cortesia dell’ESA)

I risultati della missione

La missione Rosetta ha cambiato per sempre il modo in cui l’umanità guarda alle comete.
Durante oltre due anni di osservazioni ravvicinate, la sonda ha raccolto più di 220 gigabyte di dati e oltre 100.000 immagini della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko, seguendola nel suo percorso intorno al Sole.

Le immagini e le misurazioni hanno mostrato un mondo sorprendente: un nucleo scuro, ricoperto di materiale organico, che reagisce al calore solare con getti spettacolari di gas e polveri.
Rosetta ha osservato in diretta come la superficie cambiasse nel tempo, rivelando fratture, crepacci, accumuli di polvere e zone con diversa consistenza interna.

Grazie ai suoi strumenti, la missione ha permesso di analizzare la cometa da ogni prospettiva possibile — chimica, termica, magnetica e morfologica — ottenendo risultati di enorme valore scientifico.

Sono state individuate molecole organiche complesse, alcune simili agli amminoacidi presenti sulla Terra e fondamentali per la vita. Questa scoperta rafforza l’ipotesi che le comete possano aver trasportato gli ingredienti della vita primordiale fino al nostro pianeta.

L’analisi dei ghiacci cometari ha rivelato una composizione chimica diversa da quella terrestre, suggerendo che 67P si sia formata nelle regioni più fredde e lontane del Sistema Solare.

Rosetta ha registrato esplosioni improvvise di gas e polvere man mano che la cometa si avvicinava al Sole, aiutando gli scienziati a comprendere meglio i meccanismi che regolano l’attività cometaria.

È stata confermata la forma a “papera di gomma” della cometa: una struttura che ha offerto indizi preziosi su come i materiali si aggregavano durante la formazione del Sistema Solare.

Anche il lander Philae, nonostante il suo atterraggio complesso, ha inviato dati unici e irripetibili. Ha fotografato la superficie, analizzato particelle di polvere e ghiaccio, e rilevato una superficie molto scura (con un’albedo di circa 6,5%) e ricca di composti organici.

Insieme, Rosetta e Philae hanno offerto la prima visione completa di una cometa da vicino, dimostrando che questi antichi corpi celesti non sono semplici ammassi di ghiaccio e polvere, ma archivi viventi della storia del Sistema Solare e — forse — anche dei primi passi verso la vita.

Ma il contributo di Rosetta va ben oltre i suoi risultati scientifici.

Dal punto di vista tecnologico, Rosetta ha rappresentato un traguardo straordinario, poiché furono sviluppate soluzioni innovative, come pannelli solari ad alta efficienza capaci di operare a grandi distanze dal Sole e un sistema di navigazione autonoma estremamente preciso capace di operare in ambienti quasi privi di gravità.

L’impresa di Rosetta ha avuto anche un profondo valore simbolico e umano.
È diventata un simbolo di perseveranza, innovazione e collaborazione internazionale, dimostrando che le sfide più grandi si possono affrontare solo unendo competenze e visioni diverse.
Ha ispirato una nuova generazione di ricercatori e studenti, ricordando a tutti che la curiosità, la cooperazione e il coraggio di esplorare l’ignoto sono i veri motori del progresso scientifico.

Oggi, l’eredità di Rosetta continua nelle missioni più recenti dell’ESA — come ExoMars, JUICE, Comet Interceptor e HERA — che ne hanno raccolto l’esperienza e la filosofia: osservare i corpi celesti da più prospettive, condividere i dati e collaborare su scala globale per comprendere le origini e l’evoluzione del nostro Sistema Solare.

In definitiva, Rosetta non è stata solo una missione spaziale, ma una testimonianza di ciò che l’umanità può realizzare quando unisce visione, competenza e audacia.
Ogni cometa che esploriamo è una pagina del passato cosmico: Rosetta ci ha insegnato come iniziare a leggerla.

Per me, la missione Rosetta e, in particolare, il lander Philae hanno rappresentato un capitolo fondamentale della mia carriera professionale.

Tutto ebbe inizio nel 1994, quando iniziai a occuparmi della missione durante la sua fase preliminare, in parallelo con le fasi conclusive del progetto Cluster 1, assumendo il ruolo di responsabile principale di sistema per il lander Philae.

Come responsabile ESA per l’implementazione del lander, ho coordinato la definizione del progetto e contribuito — tra mille sfide e difficoltà — alla nascita del consorzio internazionale che ne avrebbe reso possibile la realizzazione.

Fu un periodo intenso e appassionante, la dimostrazione concreta del valore della cooperazione internazionale, indispensabile per spingere più in là i confini della conoscenza.

Lavorare su Philae significò confrontarsi ogni giorno con complessità tecniche e umane, imparando a far dialogare culture scientifiche diverse per un obiettivo comune.

Nel 2000, la mia strada prese una nuova direzione: mi fu affidato il ruolo di Program Manager degli External Payloads della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Non fu facile lasciare Rosetta e Philae, ma quella scelta mi aprì le porte a una nuova sfida, in una dimensione ancora più ampia della collaborazione internazionale.

Inoltre, l’incredibile esperienza accumulata con la missione Rosetta e il lander Philae si è rivelata una risorsa preziosissima, permettendomi di dare un contributo concreto e appassionato al programma ExoMars — un percorso che ho raccontato nei miei articoli precedenti.

Il nostro viaggio, per ora, si conclude. Spero che questa tappa vi abbia incuriosito e affascinato, accompagnandovi alla scoperta di una delle imprese più straordinarie dell’esplorazione spaziale contemporanea.

Nella prossima tappa vi racconterò della missione Cluster, il mio primo progetto in ESA: un’esperienza che ha segnato l’inizio del mio percorso professionale nell’Agenzia Spaziale Europea.

Per ulteriori informazioni sulla missione Rosetta visitare:

www.esa.int/Science_Exploration/Space_Science/Rosetta (in Inglese)www.asi.it/esplorazione/sistema-solare/rosetta/ (in Italiano)

Giacinto Gianfiglio, già Mission and System Manager (e vice capo) programma ExoMars, Agenzia Spaziale Europea (ESA)